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Accadde oggi, 20 Marzo 2003: inizia la Seconda Guerra del Golfo: sarà la fine di Sadam Hussein, ma abbattere i dittatori nel mondo Islamico, si rivelerà una catastrofe destabilizzante! Così in Egitto o con lo Scià, con Gheddafi e adesso con la Siria!

saddam ap saddam caduta statua

Iniziava oggi, la Seconda Guerra del Golfo, che doveva portare alla deposizione e poi all'impiccagione del dittatore Saddam Hussein, ma anche alla destabilizzazione dell'Iraq e di tutta l'area. Saddam sarà giustiziato nel 2006, ma la lezione non è stata imparata: dopo 5 anni, sarà la volta di Gheddafi e la destabilizzazione completa della Libia! Ma basta guardare la Siria di oggi, o l'Iran del dopo Scià o l'Egitto del dopo Faruk o dopo Nasser, dopo Sadat...

di Daniele Vanni

 

 

Nella Prima Guerra del Golfo, del 1991, per controbattere l'invasione del Kuwait, il presidente americano Bush Padre si attenne al mandato ONU, evitando di rovesciare il regime di Saddam Hussein, che sebbene sconfitto, rimase al potere.

Segue un embargo con gravissime conseguenze per la popolazione e molti incidenti diplomatici.

Si giunge così ad un braccio di ferro, che il successore alla Casa Bianca, Clinton tenta con una mini-campagna militare di vincere.

Nel 2001, con il giungere al potere in USA di George W. Bush e l’attacco dell’11 settembre, cambiano completamente gli scenari.

Dopo tante trattative diplomatiche, di fronte ad una coalizione occidentale non proprio unitaria, si decide di intervenire in Iraq, per paventate presenzr di armi di distruzione di massa, che non saranno mai trovate e perché si considera Saddam fiancheggiatore di Al Qaeda.

La Seconda Guerra del Golfo) inizia il 20 marzo 2003 con l'invasione dell'Iraq, da parte di una coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti d'America.

L'obiettivo principale dell'invasione era la deposizione di Saddam Hussein, già da tempo visto con ostilità dagli Stati Uniti per vari motivi: timori (poi rivelatisi infondati) su un suo ipotetico tentativo di dotarsi di armi di distruzione di massa, il suo presunto appoggio al terrorismo islamico (mai confermato) e l'oppressione dei cittadini iracheni (stremati più dall’embargo) con una dittatura sanguinaria.

Gli obiettivi furono raggiunti rapidamente: il 15 aprile 2003 tutte le principali città erano nelle mani della coalizione, e il 1º maggio il presidente statunitense Bush proclamò concluse le operazioni militari su larga scala. Tuttavia il conflitto si tramutò poi sia in una guerra di liberazione dalle truppe straniere, considerate invasori da alcuni gruppi armati, sia in una guerra civile fra varie fazioni, quest'ultima, sotto alcuni profili, tuttora in corso.

I costi umani della guerra non sono chiari, e sono spesso oggetto di dibattito; più in generale, il bilancio dell'intera guerra risulta difficile: a fronte della deposizione di Saddam e dell'instaurazione di una democrazia, si è avuto un netto aumento delle violenze settarie in Iraq, una penetrazione di al-Qāʿida nel Paese e, in generale, un calo della sicurezza dei cittadini.

L'Italia, pur essendosi inizialmente limitata a fornire supporto logistico, partecipò poi al conflitto fra il 2003 e il 2006 con la missione Antica Babilonia, fornendo forze armate dislocate nel sud del Paese, con base principale a Nassiriya (Nāṣiriyya), sotto la guida inglese. Questa partecipazione suscitò forti polemiche.

Fin da prima dell'inizio della guerra, l'ipotesi di un'invasione dell'Iraq scatenò malumori in tutto il mondo, contrapponendo chi la riteneva necessaria e chi la considerava un crimine ingiustificabile. Altri, più moderati e forse lungimiranti, videro in questo massiccio intervento esterno, una destabilizzazione dell’area, che mani esterne difficilmente sano sanare. In futuro, vedremo casi analoghi in Libia, con Gheddafi. In Siria…

Oltre all'opinione pubblica, le polemiche si svilupparono anche sul piano internazionale: in Europa, la Francia e la Germania si opposero fin dall'inizio all'intervento, mentre Italia e Gran Bretagna offrirono il loro supporto.

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