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Accadde oggi, 19 Marzo 1980: Prima Linea uccide il magistrato Galli – 2002, Le Nuove Brigate Rosse assassinano il giuslavorista Marco Biagi

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Due efferati delitti, per mano di due organizzazioni di estrema sinistra, Prima Linea e le Nuove Brigate Rosse, portatio a termine a 22 anni di distanza uno dall'altro, ma stranamente compiuti nello stesso giorno!

di Daniele Vanni

 

 

 

Due efferrati delitti, inspiegabili dal punto di vista non solo politico, ma neppure tentando di entrare nell'aberrante logica terroristica. Credo che si potrebbe tentare, solo entrando nella psicologia di coloro che dagli Anni di Piombo fino ai primi anni del nuovo secolo, commisero omicidi, pensando così di volgere o stravolgere la storia di una nazione. Non tutti gli atti e le stragi di questi anni, possono essere messi assieme e spiegati con la stessa "logica". Dietro molti di questi, ci sono lati oscuri, ombre, presunti interventi di servizi, deviati e non, quindi solo la storia potrà giudicare. Forse.

I due assassinii che vogliamo ricordare, perchè cadono, a distanza di 22 anni, nella stessa data, sono quelli di un giudice, oggi quasi dimenticato, "reo" di aver indagato proprio contro il terrorismo ed il giuslavorista, più noto ancor oggi, Marco Biagi, ucciso con la stessa arma del delitto D'Antona, e come lui accusato per aver ipotizzato una ristrutturazione del lavoro, in un mondo del lavoro che stava mutando e per sempre non per opera di forze reazionarie, ma per una globalizzazione, e non certo quattro terroristi, che doveva cambiare le cose ed il mondo e con una velocità impressionante e drammatica!

 Guido Galli (Bergamo, 28 giugno 1932 – Milano, 19 marzo 1980) è stato un magistrato e docente di criminologia italiano.

Originario di Piazzolo (BG), fu assassinato il 19 marzo 1980 a Milano, da un nucleo armato di Prima Linea, gruppo armato di estrema sinistra molto attivo durante gli anni di piombo, a causa della sua azione di magistrato contro il terrorismo. Fu lui infatti a concludere la prima maxi-inchiesta partita nel settembre del 1978 dopo l'arresto di Corrado Alunni e il ritrovamento del covo di via Negroli, a Milano.

Fu colpito inizialmente alla schiena e dopo che fu caduto, i terroristi lo finirono sparandogli due colpi alla nuca: l'omicidio avvenne in quella che oggi è l'aula 309 (ma dedicata alla memoria del giurista) dell'Università degli Studi di Milano. Del gruppo di fuoco facevano parte Sergio Segio, Maurice Bignami, Michele Viscardi.

La figlia Alessandra ha intrapreso anch'essa la carriera in magistratura, ed è attualmente consigliere della Corte di Appello di Milano.

Alle 20.15 del 19 marzo 2002, il giuslavorista e consulente del Ministero del Lavoro Marco Biagi viene assassinato a Bologna, freddato da alcuni colpi di pistola davanti alla sua abitazione, mentre rincasa sulla sua bici con cui aveva appena percorso il tratto di strada che separa via Valdonica dalla stazione ferroviaria.

Il commando che portò a termine l'azione utilizzò la stessa arma del delitto D'Antona e, nel compiere l'agguato, i brigatisti vennero agevolati soprattutto dal fatto che Biagi girava senza protezione dopo che, qualche mese prima, gli era stata revocata la scorta.

Il documento di rivendicazione, a firma Nuove Brigate Rosse, presentò immediatamente per gli esperti diverse analogie con quello del precedente delitto D'Antona e, già nelle prime righe, si individua una certa progettualità criminale caratterizzante dell'Organizzazione che, come per D'Antona, tende a colpire uomini dello Stato legati ad un contesto di ristrutturazione del mercato del lavoro. Nel processo di primo grado, il 1º giugno 2005, la Corte d' Assise emise una sentenza di cinque ergastoli, condannando come responsabili, Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi e Simone Boccaccini.

Il 6 novembre 2006, la Corte d'assise d'appello di Bologna, confermò gli ergastolo per Diana Blefari Melazzi, Roberto Morandi, Nadia Desdemona Lioce e Marco Mezzasalma, riducendo a ventuno anni di reclusione la condanna del quinto imputato, Simone Boccacini, riconoscendogli le attenuanti generiche.

L'8 dicembre 2007, la quinta sezione penale della Corte di Cassazione, confermando il verdetto emesso in appello, rese definitive le condanne ai cinque brigatisti responsabili, tranne che per Nadia Desdemona Lioce che, condannata all'ergastolo in appello, non aveva presentato alcun ricorso in cassazione.

In tutti gli anni di piombo e di terrorismo, caddero uccise 429 persone, altre 2.000 furono ferite e si verificarono quasi 15.000 azioni di violenza politica.

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