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Accadde oggi, 17 Marzo 1861: viene proclamato il Regno d’Italia: era 17 di domenica! Dopo poche settimane moriva, improvvisamente, l'artefice di tutto questo: il Cavour

1861 proclamazione regno d italia 275179

In questa data, veniva a compimento il Risorgimento Italiano, con la proclamazione del Regno che durerà fino al Referendum del 1946, cioè al 2 di Giugno di quell'anno.

di Daniele Vanni

 

 

 

 

Bandendo ogni scaramanzia sul 17, nel 1861, a seguito alle guerre risorgimentali combattute dal Regno di Sardegna, suo predecessore, per conseguire l'unificazione nazionale italiana, viene proclamato il Regno d’Italia, che terminerà con il Referendum del 1946. Semmai, c'è da dire che era una domenica, una giornata non lavorativa, l'unica allora di una settimana in cui si faticava anche il sabato, ma questo è un altro discorso...

Dal 1861 al 1946 fu una monarchia costituzionale basata sullo Statuto albertino, concesso nel 1848 da Carlo Alberto di Savoia ai suoi sudditi del Regno di Sardegna, prima di abdicare, l’anno successivo. Al vertice dello Stato vi era il Re, il quale riassumeva in sé i tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario seppur esercitati non in maniera assoluta. Tale forma di governo fu avversata dalle frange repubblicane (oltreché internazionaliste e anarchiche) e si concretizzò, soprattutto, in due note vicende: la fucilazione di Pietro Barsanti (considerato il primo martire della Repubblica Italiana) e l'attentato di Giovanni Passannante, entrambi di fede mazziniana. Solo nel 1946 l'Italia divenne una Repubblica e fu, nello stesso anno, dotata di un'Assemblea Costituente al fine di munirla di una costituzione avente valore di legge suprema dello Stato repubblicano, onde sostituire lo Statuto albertino sino ad allora vigente.

Sotto la sovranità del Regno d'Italia fu a più riprese costituito un impero coloniale che comprendeva ampi domini in Africa orientale, in Libia e nel Mediterraneo, nonché a Tientsin, in Cina. Il Regno d'Italia prese parte alla terza guerra d'indipendenza, a diverse guerre coloniali ed a due conflitti mondiali. Cessò di esistere nel 1946, quando si trasformò nell'attuale Repubblica Italiana in seguito ad un referendum istituzionale, che sancì la nascita della Repubblica. La Repubblica Italiana entrò nelle sue effettive funzioni il 1º gennaio 1948 con l'entrata in vigore della nuova Costituzione repubblicana e il capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, ne divenne il primo presidente.

La formazione

Tramontato nel 1849 il progetto di confederazione tra gli Stati della penisola (come volevano moltissime personalità di spicco della politica italiana dell'epoca, dal piemontese Massimo D'Azeglio al toscano Bettino Ricasoli e al federalista lombardo Carlo Cattaneo) per il ritiro delle truppe pontificie e successivamente borboniche, nel sostegno a Carlo Alberto durante la prima guerra d'indipendenza, il Regno d'Italia nacque nel Risorgimento, precisamente nel 1861, dal Regno di Sardegna, privato (nel 1860) della Contea di Nizza e del Ducato di Savoia (pretesi dalla Francia) nacque nel 1861 con l'annessione dei territori occupati dagli stati preunitari, e fu retto dalla sua nascita alla sua caduta, nel 1946, dalla dinastia reale dei Savoia.

Il presidente del Consiglio del Regno di Sardegna Cavour, nei suoi progetti discussi con Napoleone III a Plombières nel 1858, prevedeva quattro stati distinti per la penisola: un Regno dell'Alta Italia comprendente tutto il nord, dal Piemonte al fiume Isonzo più la Romagna pontificia sotto il dominio Sabaudo; un Regno del Centro composto da ciò che rimaneva dello Stato Pontificio, eccettuata Roma, sotto l'influenza francese; il Territorio di Roma e dintorni con a capo il Papa; e il Regno delle Due Sicilie a capo del quale Napoleone III avrebbe voluto Luciano Murat, figlio di Gioacchino Murat. Ciò si evince dalla lettera che Cavour scrisse da Baden il 24 luglio 1858 al re di Sardegna Vittorio Emanuele II.

Gli accordi verbali di Plombières prevedevano per la realizzazione del progetto politico una guerra comune di Francia e regno di Sardegna contro l'Austria. Scoppiata la seconda guerra di indipendenza, tuttavia, il progetto naufragò a causa della decisione unilaterale di Napoleone III di uscire dal conflitto (armistizio di Villafranca), consentendo così al regno di Sardegna di acquisire la sola Lombardia, e non l'intero Regno Lombardo-Veneto come da accordi.

Negli anni seguenti il piano di una Italia federale fallì sia a causa dell'opposizione dei Savoia, sia di quella di Garibaldi, sia dei mazziniani, e anche di quella re Francesco II delle Due Sicilie, che avrebbe rifiutato nel 1859 una proposta del regno di Sardegna di alleanza per un comune attacco allo Stato Pontificio, poiché non voleva acquisire territori appartenenti al Papa.

Il periodo del regno di Vittorio Emanuele II di Savoia che va dal 1859 al 1861 viene anche indicato come Vittorio Emanuele II Re Eletto. Infatti, nel 1860 il Ducato di Parma, il Ducato di Modena ed il Granducato di Toscana votarono dei plebisciti per l'unione con il Regno. Nello stesso anno vennero annessi il Regno delle Due Sicilie (tramite la Spedizione dei Mille), la Romagna, le Marche, l'Umbria, Benevento e Pontecorvo, tolti allo Stato della Chiesa. Tutti questi territori vennero annessi ufficialmente al regno tramite plebisciti.

La proclamazione del Regno d'Italia fu l'atto formale che sancì la nascita del Regno d'Italia.

Avvenne con un atto normativo del Regno di Sardegna - la legge 17 marzo 1861, n. 4761 - con la quale Vittorio Emanuele II assunse per sé e per i suoi successori il titolo di Re d'Italia.

Il Re Vittorio Emanuele assume il titolo di Re d'Italia con la legge n. 4671 del 17 marzo 1861 del Regno di Sardegna.

In seguito alla Seconda guerra di indipendenza ed alla spedizione dei Mille, guidata da Giuseppe Garibaldi, nel biennio 1859-60, l'obiettivo dell'unità d'Italia era stato in gran parte raggiunto, con le sole eccezioni del Triveneto e del Lazio. L'annessione al Regno di Sardegna delle varie provincie era stata sancita da una serie di plebisciti. Tuttavia, il nuovo Stato portava ancora il nome di Regno di Sardegna.

Il 18 febbraio 1861, si riunì a Torino, presso Palazzo Carignano, già sede del Parlamento Subalpino, il nuovo Parlamento che già si definiva italiano, pur numerandosi come VIII legislatura, continuando così la numerazione delle legislature del Regno di Sardegna. La Camera dei deputati comprendeva anche parlamentari eletti nelle "nuove provincie", mentre il Senato, non eletto ma di nomina regia, era stato integrato con nomine di senatori provenienti dalle diverse zone d'Italia.

L'apertura della nuova legislatura avvenne con il discorso della Corona pronunciato da Re. Il Senato nella risposta votata il 26 febbraio parlava esplicitamente di nuovo regno[7]. La Camera dei deputati nel discorso di risposta a Vittorio Emanuele, redatto dall'onorevole Giuseppe Ferrari e datato 13 marzo 1861 già dichiarava che:

« i suffragi di tutto un popolo pongono sul vostro capo benedetto dalla Provvidenza la corona d’Italia »

Il progetto di legge e la promulgazione

Subito dopo l'inizio della legislatura, in data 21 febbraio, l'allora Presidente del Consiglio Camillo Benso, conte di Cavour presentò al Senato un progetto di legge, composto da un solo articolo, per ufficializzare la nuova denominazione del Regno, divenuto poi norma il 17 marzo 1861.

La norma recitava:

« PROGETTO DI LEGGE.

Articolo unico. Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia. »

Nella Relazione Cavour ricordava che

« il Parlamento, nel giorno solenne della seduta reale, coll'entusiasmo della riconoscenza e dell’affetto, acclamava Vittorio Emanuele II Re d'Italia. »

Nel testo approvato dal Senato compare tuttavia anche un secondo articolo sulla questione dell'intestazione degli atti legislativi. Si stabiliva dunque che:

« Art. 2. Gli atti del Governo ed ogni altro atto che debba essere intitolato in nome del Re sarà intestato colla formula seguente:

(In nome del Re) Per Provvidenza divina, per voto della Nazione RE D’ITALIA »

Da notare che il numerale di Vittorio Emanuele di Savoia continuava ad essere "secondo", e non "primo", come segno della continuità della dinastia di casa Savoia che aveva realizzato l'unificazione italiana e della continuità del sistema costituzionale.

«Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861».

Queste parole rappresentano il testo della legge n. 4671 del Regno di Sardegna. Pochi giorni dopo quel 17 marzo, lo stesso testo sarebbe diventato la legge n. 1 del Regno d’Italia. Era nato un Regno, era nato uno Stato unitario laddove, appena un paio d’anni prima, ve n’erano addirittura sette.

In quel Parlamento una grande maggioranza degli eletti si riconosceva apertamente nelle posizioni politiche di Camillo Benso di Cavour. E, infatti, fu proprio il conte piemontese a ricoprire, per primo, la carica di presidente del consiglio dei ministri del Regno d’Italia. In quell’esecutivo il conte ricopriva anche i dicasteri della Marina e, soprattutto, degli Esteri. Gli altri ministri erano specchio dell’unità appena dichiarata. Alla Giustizia un piemontese (Cassinis), all’Agricoltura un siciliano (Natoli), alla Guerra un emiliano (Fanti), alle Finanze un livornese (Bastogi) e ai Lavori pubblici un fiorentino (Peruzzi), all’Istruzione un napoletano (De Sanctis).

Ma, improvvisamente, ad appena una decina di settimane dalla proclamazione dell’Unità, Cavour, il principale architetto dell’Unità, moriva a soli 51 anni nella sua residenza di famiglia, probabilmente stroncato dalla malaria (a dispetto delle tesi complottiste succedutesi nel tempo). Decine di migliaia di persone parteciparono ai suoi funerali in piazza San Carlo, a Torino. L’intero paese aveva perso, forse nel momento di maggior bisogno, uno statista le cui qualità sarebbero state rimpiante da molti. Oggi, di statisti, anche sorti di domenica, 17, se ne sente davvero bisogno!

foto: Vittorio Emanuele II di Savoia, il primo Re d'Italia di casa Savoia.

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