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Accadde oggi, 16 Marzo 1244: rogo dei Catari a Monsegur: è la guerra agli eretici e l'Inquisizione varate da Papa Lucio III da Lucca

16 marzo montsegur

Una pagina nera per la Chiesa cattolica, con responsabilità anche dell'unico Papa di Lucca, Lucio III. In questa data l'esercito cattolico prese d'assalto la rocca degli "eretici", bruciando al rogo chi non era già passato dalla spada!

di Daniele Vanni

 

 

Montségur sorge in cima a una collina rocciosa (pog, in occitano: sembrerebbe simile al nostro: poggio! ) a quota 1200 metri.

Divenuto un simbolo della resistenza alla repressione, Montségur è l’ultimo rifugio dei Catari, perseguitati per anni dall’esercito del Papa in tutto il Sud della Francia.

Con la bolla del 1233, Inquisitio hereticae pravitatis di Papa Gregorio IX, l'attività dell'inquisizione, espletata da Domenicani ed anche Francescani, trovò un impulso. Sulla spinta dell'inquisizione tutte le chiese Catare del sud di Francia cessarono praticamente l'attività e i “perfetti” come chiamavano loro stessi i Catari, sopravvissuti si diedero alla clandestinità o fuggirono all'estero.

In questo quadro il vescovo Cataro Guilhabert di Castres chiese ed ottenne protezione al Raimon de Pereille signore della rocca di Montségur. L'arrivo del Vescovo trasformò radicalmente la vita del villaggio e della fortezza che divenne un punto di riferimento anche per tutti i feudatari catari e i loro cavalieri cacciati dai loro possedimenti, i cosiddetti “faydits” che iniziarono ad utilizzare la rocca come partenza per azioni di guerriglia contro i crociati cristiani. Per dieci anni il castello di Montségur visse una vita vivace, sia dal punto di vista spirituale che come punto d'aggregazione, soprattutto per l'istituto del “consolamentum” che i perfetti davano a malati ed anziani. A causa di questa intensa attività Raimon de Péreille fu scomunicato, con conseguente confisca di tutti i beni, e costretto ad unirsi agli abitanti della rocca. Nel 1242 l'attività dell'inquisizione aveva ormai provocato un grosso sentimento di rivalsa nelle popolazioni dell'Occitania e i faydits continuavano ad effettuare azioni di guerriglia. Ad Avignonnet furono attaccati due inquisitori domenicani, Arnauad Guilhelm de Montpellier e Étienne de Narbonne che vennero massacrati insieme a tutto il loro seguito.

A seguito di quest'evento le forze crociate decisero di attaccare Montségur. Nel maggio 1243, un esercito giunse a Montségur e accerchiò il “pog” (il picco roccioso). Questa manovra di assedio ebbe inizio con un rapporto di forza smisurato: 6.000 soldati contro 400 catari circa. Nonostante la fame, il freddo e i combattimenti mortali, gli assediati riuscirono a resistere per quasi un anno. In questo sono sostenuti da potenti signori locali come quelli di Foix e Mirepoix.

Sino a marzo 1244, quando dei mercenari baschi riuscirono a scalare il precipizio sotto la Roc de la Tour e piazzando una catapulta riuscirono a bombardare anche l'interno della rocca. Gli assediati s'arresero e vennero poste le condizioni della resa. Chi avesse abiurato avrebbe avuta salva la vita, chi non l'avesse fatto sarebbe stato bruciato come eretico sul rogo. Durante l'ultima notte la leggenda narra che quattro perfetti, protetti dalle tenebre, si allontanarono dalla fortezza portando al sicuro il tesoro dei catari. All'alba di mercoledì 16 marzo 1244, 222 persone rifiutarono d'abiurare, compresa la moglie del signore della Rocca e furono arsi ai piedi della rocca. Il prato ove venne eretto il rogo viene chiamato Pratz dels crematz, prato dei bruciati. Questo evento sancì la fine definitiva della guerra contro i catari in Occitania.

La tragedia vissuta in questo luogo, ma anche le voci su un potenziale tesoro e il particolare carattere topografico di questo sito hanno avvolto Montségur in un’atmosfera fantastica. Qualificato come tempio solare o castello del Graal, attira numerosi appassionati di esoterismo da tutto il mondo. Ed anche qualche giornalista e dirigente RAI che spende qui i soldi del canone alla ricerca del Sacro Graal!

Il momento topico ha il culmine con il solstizio d’estate, quando il pog è invaso da una trepidante folla, che spera di vedere il famoso “raggio rosso”. In questo giorno, all’alba, il sole spunta dalle feritoie poste sul lato orientale e d’un tratto esce dalle feritoie ad Occidente indicando, come vorrebbero storie e leggende, il luogo in cui si troverebbe il tesoro dei catari.

La storia vera, invece, ci dice che fu proprio l’unico Papa che Lucca abbia avuto, Lucio III degli Allucingoli, nato nella nostra città nel 1097, con una celebre enciclica, emanata da Verona, ad incitare e “legalizzare” queste guerre contro gli Eretici! Lo fece, ad onor del vero, quando era vecchissimo e spaventato, da Verona,  dove era fuggito per una rivolta della plebe di Roma che aveva ammazzato e sgozzato in modo barbaro centinaia di preti, vescovi ed anche cardinali! Ma con la Bolla, denominata “Ad abolendam” (detta anche "bolla di Ruscigli", antica residenza estiva del papa nel comune di Gavignano, vicino dove anche Giulio Cesare aveva una villa!) una bolla promulgata da papa Lucio III, in occasione del sinodo di Verona del 1184, si fanno iniziare le persecuzioni armate contro i cosiddetti “eretici” e addirittura i tribunali della Santa Inquisizione!

Il decreto fu emanato per combattere l’eresia. Esso stabilì il principio - sconosciuto al diritto romano - secondo il quale, anche in assenza di testimoni! si poteva essere accusati di eresia e dunque subire un processo. La norma venne poi ribadita nel 1215 dal Concilio Lateranense IV, il quale istituì delle «procedure d'ufficio» per combattere l'eresia. Un semplice sospetto o una delazione bastava per iniziare il processo; inoltre, chi era a conoscenza di un’eresia o presunta tale e non denunciava il fatto, era considerato anch'egli responsabile e perciò sottoposto al medesimo giudizio!

Nel decreto, si aggiungeva:

« Alle precedenti disposizioni [...] aggiungiamo che ciascun arcivescovo o vescovo, da solo o attraverso un arcidiacono o altre persone oneste e idonee, una o due volte l'anno, ispezioni le parrocchie nelle quali si sospetta che abitino eretici; e lì obblighi tre o più persone di buona fama, o, se sia necessario, tutta la comunità a che, dietro giuramento, indichino al vescovo o all'arcidiacono se conoscano lì degli eretici, o qualcuno che celebri riunioni segrete o si isoli dalla vita, dai costumi o dal modo comune dei fedeli. »

Il testo mostra chiaramente, e diversamente da quanto la Chiesa aveva fatto finora, che spetta al vescovo, o ad un suo delegato, “andare in cerca” degli eretici per processarli. Da qui il termine di "inquisire", ossia ricercare i colpevoli.

Papa dalla ferrea tempra, si scontrò con l'imperatore Federico I Barbarossa per il possesso dei territori che erano stati della contessa Matilde di Toscana. La controversia sulla successione all'eredità della Contessa era rimasta in sospeso dalla pace del 1177, e l'imperatore Federico I Barbarossa propose nel 1182 che la Curia dovesse rinunciare alle sue pretese, ricevendo in cambio due decimi delle entrate imperiali dell'Italia: un decimo per il Papa e l'altro per i cardinali. Lucio III non acconsentì, né a questa proposta, né ad un compromesso avanzato da Federico I Barbarossa l'anno successivo; tantomeno la discussione personale tra i due potenti, che si svolse a Verona nell'ottobre del 1184, portò a risultati definitivi.

La sua tenacia e bellicosità, si riscontra anche nella sua volontà di riorganizzare i Templari e le Crociate: nel 1185 cominciarono, sotto la supervisione di Lucio III, i preparativi per la Terza Crociata, in risposta agli appelli di Baldovino IV di Gerusalemme. Prima che questi venissero completati, però, Lucio III morì a Verona, il 25 novembre 1185.

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