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La questione dell'acido peracetico

Nel comune di Camaiore al via i lavori grazie alla ditta Calgeco SRL per la sperimentazione dell'abbattimento della carica batterica tramite l'utilizzo dell'acido peracetico. La durata del cantiere è stimata di circa tre mesi, giusto in tempo per l'inizio della primavera.

 

Di Andrea Boccardo

 

   Si dovrebbe essere chiusa definitivamente la querelle riguardo all'utilizzo o meno dell'infausto acido peracetico per la disinfezione delle acque marine del nostro bel tratto di costa tirrenica. I benpensanti e l'intellighenzia potranno dormire sonni tranquilli dopo mesi di nottate insonni passate ad arrovellarsi riguardo agli annosi dibattiti chimici sul pH risultante del mare. Ciò che conta ricordare è che intanto l'acido peracetico dal punto di vista squisitamente chimico è un perossiacido, e rappresenta il fratello ossigenato dell'acido acetico, esattamente quello presente nell'aceto che si utilizza per condire l'insalata in cucina. Rispetto al fratellino minore, questo agente chimico liquido a temperatura ambiente disinfetta grazie alla presenza di un atomo di ossigeno aggiuntivo all'interno della struttura molecolare (CH3COOOH), che gli consente di ripulire gli ambienti con cui entra in contatto grazie alla liberazione di ossigeno libero (O2). La reazione ha le stesse caratteristiche della liberazione di ossigeno puro a partire dall'acqua ossigenata, anche se il potere batteriostatico è enormemente superiore. L'ossidazione uccide i batteri distruggendo i legami peptidici presenti a livello delle pareti degli organismi unicellulari. 

 

Vero, l'acido peracetico si presenta come un liquido incolore dall'odore pungente e corrosivo se usato puro sui tessuti. Esso infatti compie una potente azione ossidante per concentrazioni anche inferiori all'1%. Ma ciò che conta è che una volta immesso nell'acqua esso si trasforma immediatamente in acido acetico ed ossigeno, annullando completamente questa carica attiva e allo stesso tempo debellando le infestazioni di batteri, tra cui il pericoloso Escherichia Coli, che possono causare malattie della pelle e dell'apparato gastrointestinale. Oltre a ciò, l'ossigeno liberato in acqua in maggiore concentrazione aiuta i pesci a respirare meglio. Infatti, la molecola inglobata dagli animali acquatici è la stessa dei mammiferi, solo che per i primi essa dev'essere sciolta in soluzione per poter essere assunta.

 

C'è dell'altro. Qualcuno ha accusato l'acido acetico liberato di abbassare il pH facendo morire l'intero ecosistema del Mar Tirreno. A parte il fatto che verrà effettuato un monitoraggio continuo sugli effetti continuativi dell'acido peracetico nell'ambiente marino da parte dell'ARPAT e dell'Università di Pisa: ma l'abbassamento sarà comunque irrisorio perché l'acetico ha un potere acidificante talmente debole da essere paragonabile con il pH della pelle. Provate a versarvi dell'aceto sulla mano accidentalmente: siamo sicuri che non andrete diretti all'ospedale. Una soluzione 1 molare in acqua a 20 gradi (all'incirca la concentrazione dell'aceto domestico) ha un pH di 2,4, indicando che solamente lo 0,4 % delle molecole di acido acetico sono dissociate. Ci sarebbe molto più da preoccuparsi delle piogge acide dovute al molto più forte acido solforico presente nei gas di scarico delle industrie, ma questa è tutta un'altra storia.

 

Senza contare che l'acido acetico è un prodotto della fermentazione batterica dall'inizio dei tempi e che anche nella fermentazione alcolica che processa l'etanolo all'interno dei mammiferi, il prodotto finale di ossidazione è ancora l'acido acetico. In pratica, quando facciamo uso di bevande alcoliche stiamo ingerendo etanolo che diventerà nel nostro sangue prima acetaldeide, poi acido acetico. infine, sotto il nome di acetile esso è intermedio di sintesi di numerosissime reazioni biochimiche, a partire dal vitale ciclo di Krebs che trasforma in energia il nostro regolare apporto di dieta quotidiano. La trasformazione dell'acido piruvico in acetil-CoA che immette la fondamentale molecola all'inizio del ciclo si attua infatti grazie alla trasmissione di una molecola di acetile, figlio prediletto dell'acetato. 

 

Niente paura, quindi, anche perché l'amministrazione comunale ha già provveduto a garantire il coordinamento della sicurezza dei cantieri e dell'immissione graduale dell'acido tramite tecnici esperti esterni. Si partirà con due idrovore poste sulla Fossa dell'Abate e vi saranno fin da subito indicazioni rilevanti tecniche sul funzionamento degli impianti e sull'efficacia del trattamento. Oltre a ciò, la già citata prestigiosa Università di Pisa grazie ad un pool di chimici e scienziati monitorerà il pH dell'acqua e le caratteristiche idrosaline in cooptazione con l'ARPAT. Il tutto per un mare una volta tanto più sicuro, meno inquinato, senza le pericolose infestazioni batteriche pronte ad aggredire esseri umani ed innocui abitanti del mare. 

 

Andrea Boccardo

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